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dicembre 15, 2019 - Liguria Nautica

La scoperta del Cnr: la grande mareggiata del 2018 causò il primo terremoto in Europa dovuto alle onde

La terribile mareggiata del 29 ottobre 2018 che distrusse parte della riviera ligure e di altre regioni italiane, fece registrare onde che superarono i 10 metri di altezza. Un evento che, secondo gli esperti, sarebbe entrato di diritto nella storia della nautica.

Ora c’è un altro motivo per cui quel triste evento è diventato storico: quella #mareggiata provocò il primo #terremoto causato dalle onde in Europa. A provocarlo non sono state, come si potrebbe pensare, le #onde che si sono infrante sulla costa. Quanto le #onde che, tornando verso il largo, si scontravano con quelle dirette verso terra, causando continue pressioni sul fondale.

L’impatto delle mareggiate, infatti, è in grado di stimolare vibrazioni sul fondale che si propagano nell’entroterra. Il fenomeno, già noto sulla costa occidentale degli Usa, è stato certificato per la prima volta in Europa da una ricerca del Cnr-Ismar. Impossibile non pensare ai cambiamenti climatici, ennesimo sintomo dopo le violente trombe d’aria e precipitazioni che fino a qualche anno fa si registravano solo dall’altra parte dell’oceano.

La #mareggiata che il 29 ottobre 2018 ha colpito il Mar Ligure e il Mare Adriatico non è stata registrata solo dagli strumenti oceanografici: due sismometri dell’Università di Padova, a circa 40 km dalla costa, hanno vibrato ampiamente per tutta la durata della tempesta.

Il fatto, rilevato per la prima volta in Europa, è stato al centro di uno studio sugli aspetti meteorologici e oceanografici svolto da un’équipe dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e del Centro meteorologico europeo (ECMWF), pubblicato su Progress in Oceanography.

Quello della terra che vibra a causa delle forti mareggiate è un fenomeno noto da tempo, come dimostrano le osservazioni compiute lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, dove a causa delle forti tempeste e delle ripide coste a scarpata continentale, i sismometri monitorano continuamente la faglia di Sant’Andrea e le sue diramazioni. “Le vibrazioni – spiega Luigi Cavaleri, ricercatore del #cnrismar non sono prodotte, come sembrerebbe intuitivo, dalle #onde che frangono sulla costa. Questo effetto è forte, ma estremamente locale”.

“Tuttavia – sottolinea Cavaleri – se parte delle #onde, nel frangersi a riva, si riflette verso il largo, va a sovrapporsi con quelle di senso opposto, generando #onde parzialmente stazionarie che, contrariamente alle normali #onde di tipo progressivo, sono in grado di sollecitare il fondo con continui impulsi di pressione. Questo impatto continuo e su ampi spazi, fino a decine di chilometri dalla costa, è in grado di stimolare vibrazioni che si propagano nell’entroterra, generando i microterremoti“.

La presenza di #onde riflesse, difficilmente rilevabili, è stata confermata dalle misure effettuate durante la #mareggiata del 29 ottobre 2018 dalla piattaforma oceanografica Acqua Alta del Cnr-Ismar, situata 15 km al largo di fronte al Lido, che separa l’Adriatico dalla Laguna di Venezia.